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Droati, cenigoti e premuradi tornano a Braunau

Sessantacinque pronipoti e nipoti dei profughi di un tempo sono tornati con l'Amministrazione nella cittadina austriaca. Il progetto Memoria 2.0 avviato dal Comitato Pro Chiesa S.Antonio si arricchisce di nuovi capitoli: una mostra a castel Drena e uno spettacolo teatrale.

Memoria, ricordo di un passato solo in apparenza lontano, ma che rappresenta il bagaglio culturale del nostro presente. Su questo concetto si fonda fin dagli albori nel 2016 il progetto Memoria 2.0 scaturito dai membri del Comitato S. Antonio diretto da Sebastiano Matteotti. Un percorso che ha condotto all’inaugurazione della targa in ricordo dei profughi di guerra droati, cenigoti e premuradi fuggiti all’orrore del primo conflitto mondiale nel campo di Braunau. Recentemente 65 cittadini del Comune di Dro (e delle frazioni) hanno accompagnato il sindaco Vittorio Fravezzi, l’assessore alla cultura Marina Malacarne e Matteotti, proprio a Braunau per inaugurare un’altra targa, questa volta posto nel piccolo cimitero di chi non è riuscito a ritornare , dopo la fuga, nel proprio paese natale, in quella Dro che sempre è stata considerata - dai profughi - la loro casa in quei 2 anni e mezzo di “esilio”. Durante l’inaugurazione della targa il sindaco della cittadina asburgica ha sottolineato il potere del ricordo congiunto di un fato storico per il quale nessuno oggi può più essere considerato responsabile. Argomento che lo stesso sindaco di Dro Fravezzi ha voluto ribadire nell’apposita conferenza stampa tenutasi in sala giunta nella giornata di oggi (lunedì 6 maggio). «Insieme alla loro comunità abbiamo ricordato un capitolo di storia di certo non piacevole - ha precisato Fravezzi -. Non è stata la solita visita istituzionale, ma l’avvio di un’amicizia testimoniata anche dalla donazione a noi trentini di un sorbo dell’uccellatore, una pianta che verrà messa a dimora nel nuovo parco in via di realizzazione (a breve i bandi) vicino alle nuove scuole medie e quindi nei pressi della nostra targa ricordo». Memoria 2.0, come ha spiegato Matteotti «è stato ed è tutt’ora un mondo di sinergie e progetti che nel solco che abbiamo tracciato in questi anni, ha sviluppato numerose iniziative collegate». Con l’aiuto di Mariarosa Tavernini sono stati raccolti oggetti, diari, lettere che saranno messe in mostra a luglio a Castel Drena e dal medesimo materiale la filodrammatica Ce.Dro ha scritto e prodotto uno spettacolo teatrale con i ragazzi di Silvia Salvaterra e i nuovi allievi-bambini diretti da Claudio Quinzani, dal titolo «La sdinzia al vent». «Sono tantissime le associazioni che hanno collaborato e che collaboreranno a questo incredibile progetto - ha sottolineato l’assessora Marina Malacarne - Memoria 2.0 è simbolico anche in questo». Don Stefano ha quindi ribadito l’importanza di un ricordo “sereno” inteso come un sentre comun che non giudica o punta il dito verso ciò che è stato.

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Pagina pubblicata Martedì, 07 Maggio 2019 - Ultima modifica: Lunedì, 13 Maggio 2019
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