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Le origini del ponte cosiddetto romano sono oscure: anche anticamente, nell'attuale stretta del Sarca, doveva esistere un cammino sul fiume e l'antico tracciato della strada di Laghel probabilmente passava in questa zona per evitare l'insicuro fondovalle, spesso sconvolto dalle alluvioni del Sarca.
L'originario ponte andò distrutto nell'antichità: l'attuale, nella sua forma romana, risale al 1719, come è testimoniato dalla lapide murata nella parte sommitale del ponte.
Il ponte del '700 fu demolito durante la Terza Guerra d'Indipendenza Italiana: il 21 luglio del 1866 il generale austroungarico Franz Kuhn, barone von Kuhnenfeld, preoccupato per l'avanzata di Garibaldi in Val di Ledro ordinò la distruzione di tutte le possibili vie di accesso alla città di Trento.
Garibaldi non arrivò mai a Riva del Garda ma gli ufficiali austroungarici attuarono comunque la distruzione.
Gli abitanti di Ceniga protestarono con le autorità dell'esercito per l'abbattimento del loro manufatto e per ottenere il risarcimento tradizione sostiene che fu portata a Vienna la lapide del 1719, come prova dell'esistenza del ponte.
Le autorità dell'Impero Austriaco riconobbero la correttezza delle argomentazioni dei residenti e fu ordinato all'esercito di finanziarne la ricostruzione.
Ultimati i lavori, in fronte alla lapide settecentesca, venne murata una nuova lapide a testimonianza della riedificazione del ponte del 1868.
Ultimo intervento, in ordine di tempo, è stato eseguito dal Servizio Ripristino della Provincia Autonoma di Trento che nel 1999 ha provveduto a sistemare la pavimentazione del ponte e a pulire le pietre che lo compongono.
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