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Avviato il tour preliminare per discutere della fusione tra il Comune di Dro e quello di Drena

di Martedì, 12 Settembre 2017
Immagine decorativa

Si sono svolte tre serate pubbliche nella frazione di Ceniga, in quella di Pietramurata e nel Comune di Dro per parlare e ridiscutere della necessità di fusione tra i due municipi di Dro e Drena

Si è concluso il tour preliminare che ha coinvolto direttamente i cittadini delle comunità di Dro, Ceniga e Pietramurata e in cui gli amministratori si sono confrontati sull'attività svolta sinora, visto che si è al giro di boa della consiliatura, inoltre è stata l'occasione per riprendere la discussione relativa al percorso di fusione tra i comuni Dro e Drena proponendo il nome del nuovo comune Alto Garda. Gli amministratori hanno avuto così modo di sondare le opinioni. L'esito ha messo in evidenza che il processo di fusione è una strada che va sicuramente percorsa poiché vi è la consapevolezza che potrà garantire nei prossimi anni opportunità e adeguati servizi a tutti i cittadini delle quattro comunità grazie razionalizzazione dei costi esistenti e la fruizione di maggiori risorse che la Regione metterà in campo a fusione avvenuta. Gli incentivi economici consisteranno in circa 166 mila euro in più all'anno per 10 anni (più una tantum di 120 mila) e consentiranno ad esempio di mantenere basse le tariffe alle famiglie nonostante l'incremento dei costi fissi e di garantire questi servizi a tutte le famiglie dei quattro paesi; di premiare le risorse umane impegnate nel fornire i servizi comunali nonché di garantire un adeguato livello di manutenzione dei servizi essenziali. Il tour «Incontriamoci e condividiamo» e la proposta di fusione, sono stati presentati prima a tutti i capigruppo proprio per coinvolgere da subito non solo la popolazione ma anche tutte le forze politiche e condividendo le modalità di riproposizione della fusione. Un'apertura che si fa carico dell’esperienza passata e che proprio da lì vuole ripartire spiegando a chiare lettere, con il coinvolgimento attivo delle quattro comunità, quali possano essere le aspettative e le potenzialità della fusione tra i comuni di Dro e Drena. Il 22 maggio del 2016 la fusione non si realizzò per il mancato raggiungimento del quorum (mancarono solo 113 voti) dando però un'indicazione molto precisa: a Dro andarono a votare il 36,96% degli aventi diritto al voto per un totale di circa 1339 persone, le quali per l’87,49% disse sì alla fusione. A Drena di 296 aventi diritto al voto il 65,05% si presentò alle urne di cui 185, il 64,5%, disse sì. Quindi è stata anche l'occasione per chiarire dubbi e per confutare "leggende metropolitane". Infatti si è chiarito che anche nel precedente referendum molti cittadini sono convinti della bontà della fusione e si è chiarito che il comune di Drena non ha debiti, ma nei prossimi anni le entrate che il piccolo comune può produrre non basteranno a soddisfare le esigenze del territorio e dei suoi cittadini, mentre insieme i due comuni potranno garantire pari opportunità a tutti i residenti. Il rischio che entrambi potrebbero correre è quello di un lento e progressivo peggioramento dei servizi con conseguente aumento delle tariffe. È dimostrato che il nuovo comune che nascerà dalla fusione di Dro e Drena apparterà alla fascia demografica dei comuni più virtuosi per quanto riguarda i cosiddetti costi standard. Durante gli incontri è stato anticipato che i toponimi storici, cioè i nomi di Dro, Drena, Ceniga e Pietramurata, verranno garantiti con le loro identità storiche e si è anche chiarito che la ricerca storica non consente di trovare un nome che possa essere comun denominatore del nuovo ente. La proposta sottoposta nelle assemblee è stata quella di condividere un nome nel quale si possono riconoscere tutti e quattro i paese e i residenti "storici" e quelli nuovi. Per altro sono state vagliate alcune proposte come "Marocche" che però lascia spazio a ironici fraintendimenti sul nome dei suoi cittadini, oppure Basso Sarca che però non trova consensi nella Comunità di Drena, oppure ancora Dro che rievocherebbe la forzatura fatta nell'epoca del ventennio fascista da Mussolini quando Drena venne accorpata forzosamente a Dro. Pertanto ha trovato più consensi in questo tour preliminare il nome di Alto Garda. Si è trattato quindi di un'occasione per far capire la bontà dell'operazione «Rientriamo nella geografia dell’Alto Garda e Ledro - ha sottolineato Michelotti - Nessuno si deve scandalizzare, e non sottraiamo niente a nessuno. Siamo parte dell’Alto Garda anche noi e questo nome unisce le comunità senza andare a cancellare la loro storia identitaria i propri usi e costumi. Dobbiamo capire - continua Michelotti - che questo è l’ultimo treno utile per non trovarci poi senza fondi per dare a tutti servizi e tutele al passo con i tempi». «Per gli amministratori - ha invece commentato il sindaco e senatore Vittorio Fravezzi - è stata un’importante operazione d’ascolto per percepire gli umori. Sono state tutte assemblee molto aperte e libere dove tutti hanno potuto partecipare, dove vi era anche una parte dei rappresentanti delle minoranze e dove ognuno ha espresso il proprio sentire. Sono state un'occasione utile per fare il punto sull'attività svolta e per comprendere le potenzialità che questo nuovo processo di fusione può garantirci nei prossimi anni a venire e che va riproposto ora per organizzare tutte le varie fasi in maniera adeguata ed ordinata». È stato sottolineato che il nome Alto Garda è sentito come proprio da molti degli attuali residenti poiché dà il senso di una prospettiva attuale e futura, è inclusivo e molti amministratori hanno sottolineato quanto i due comuni abbiano sempre partecipato a tutte le scelte politiche importanti dell'intero territorio dando fattivamente il loro contributo. Dopo questo primo tour in settembre la decisione passerà ai consigli comunali per poi riprendere nuovamente il percorso partecipativo con l'intera popolazione.